Arte acentrica

L’acentrismo incontra l’Immateriale di Yves Klein in modo particolare nei contenuti del Manifesto dell’Hotel Chelsea (New York, 1961) e in testi affini, ripercorrendo e ampliando i sentieri concernenti la Cosmogonia dei Rosacroce cara all’artista, nonché all’autrice che, di fatto, è iscritta al Gruppo di Studi Rosacrociani di Padova.

La parola a-centr-ismo è un “nome-non-nome” dato dall’unione dell’aggettivo acentrico (senza centro) con il suffisso –ismo, stante per classificazione e categorizzazione.

L’a-centr-ismo è, in sintesi, via per estraniarsi da tutto ciò che etichetta, de-finisce, circoscrive e limita il potenziale della vita, inteso quale espansione senza contorno. L’arte acentrica si propone pertanto di ridurre ai minimi termini la componente egocentrica/egoistica/ egotista dell’esistenza e il relativo corredo di condizionamenti acquisiti, per poter sviluppare un habitat mentale ed emotivo sempre più neutrale e privo di “ismi” accentratori, al fine di permettere la trasmissione dell’Immateriale nell’arte. Arte, intesa quale valore spirituale di esplorazione della realtà invisibile, nonché T,R,A:

“La parola arte, capovolta, o letta alla maniera delle scritture sacre e primitive, cioè da destra a sinistra, esprime con tre iniziali, i differenti gradi della grande opera. T, significa ternario, teoria e lavoro; R, realizzazione; A, adattamento” — Elifas Levi, Il dogma dell’alta magia, Ed. Atanor

L’artista acentrico rende la sua vita strumento quotidiano per raggiungere la capacità di collegarsi, allinearsi e stabilizzarsi al senza centro e senza circonferenze: prerogative senza le quali qualsiasi contenuto sarebbe condizionato.

In questa resa progressiva – ritorno al Mittente – l’artista depone senza sacrificio gli intenti, la logica e l’emotività per favorire l’espressione dell’Immateriale, riconoscendo i limiti del proprio nucleo egocentrico.

L’arte acentrica ha inizio negli anni ’90 e si presenta quale téchne rituale, suddivisa in quattro fasi non soggette a linearità; fasi che di fatto sono processi alchemici, interiori dell’artista ed esteriori dell’opera, verso e attraverso l’Immateriale. La definizione “acentrismo” è però datata 29.6.2006. Ogni riferimento a discipline filosofiche e/o artistiche è da considerarsi quale terra di passaggio, perché il fulcro dell’a-centr-ismo resta la volontà (anch’essa da trascendere) di non avere zavorre di alcun tipo e sfuggire tutte le categorie stagnanti.

Nelle quattro fasi acentriche (l’ultima nasce nel 2011) si compie la progressiva decontaminazione dell’ego dalle sovrastrutture culturali e pregiudizievoli, sino alla realizzAzione (azione autentica, non reattiva), stimolata dall’osservazione iperlucida – chi osserva la mente che pensa? – dell’ordinaria realtà e dall’approfondita contemplazione (stato di grazia ricettivo) della componente spirituale dell’esistenza.

L’opera ha inizio quando l’artista rendendosi vuoto, lascia in sé spazio all’Immateriale – si riempie d’invisibile – e termina non appena lo stesso, distraendosi, com-prende un’idea quale specialità; proprio in questo afferrare, capire, trattenere, l’operAzione senza centro e senza circonferenze ha fine e resta l’arte. Magra consolazione?

Mya Lurgo

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