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Arte Oggettiva di Mya Lurgo
Configurazione fluttuanti di Giovanna Galimberti
InCanto di Nadia Radici

Il progetto nasce dall’incontro con l’arte del movimento di Giovanna Galimberti e l’impulso acentrico di Mya Lurgo, entrambe coese e affascinate dalla possibilità di sviluppare un modus operandi, in grado di condurre il pubblico a una percezione neutrale, oggettiva, svincolata dal reticolo del passato, dal delirio ottico e dal giogo attrattivo-repulsivo- indifferente.

La purezza di voce di Nadia Radici, durante la performance infonde, incanto ed empatia con la danza e l’operazione artistica, coadiuvando non soltanto l’udire, bensì l’intero e vibrante sentire corporeo. Di fatto, lo spettatore è condotto in risonanza, come un diapason, attraverso l’intonazione di specifiche vocali, gorgheggi e modulazioni di voce affini al fluire armonico del movimento. La performance Sensibile è la chiara luce. Tra le parvenze fallaci… come una folgore è un’operAzione sinergica e pre-meditata dalle tre performer. Questa trilogia artistica intende aprire un varco temporale tra le parvenze fallaci – le interpretazioni soggettive – affinché la percezione incorrotta possa realizzarsi, anche solo per pochi istanti o più poeticamente, come una folgore.

In quel lasso di tempo, lo stato di coscienza è vigile: la chiara luce è. Quanto durerà tale nitidezza?

“Il vostro satori è durato forse pochi secondi prima del ritorno alla mente, ma c’è stato altrimenti non avreste percepito la bellezza. La mente non può né riconoscere né ricreare
la bellezza. Soltanto per pochi secondi, mentre eravate completamente presenti, vi è stata quella bellezza o quella sacralità. Per via della ristrettezza dell’intervallo e di una mancanza di vigilanza e di prontezza da parte vostra, probabilmente non siete stati in grado di vedere la differenza fondamentale tra la percezione, la consapevolezza della bellezza in assenza di pensiero e l’assegnazione di un nome e la sua interpretazione come pensiero: l’intervallo temporale è stato così piccolo che tutto è sembrato un processo unico. La verità sta però nel fatto, che nel momento in cui è ricomparso il pensiero tutto ciò che avevate era un ricordo di tale percezione”
— Eckhart Tolle

“L’instaurarsi di una chiara luce necessita di una coscienza attiva, un testimone, un vigilante silenzioso… Giacché la natura umana in mancanza di una presenza desta – chi osserva il cervello che pensa? – anticipa il passato, ossia interpreta la visione in base all’archivio di esperienze vissute
e catalogate in
memoria;
tale prassi impedisce la comprensione della cosa in
sé, in quanto il rilevato è di fatto un revival.”

L’arte contemporanea esalta la licenza del fruitore d’intendere ciò che più gli aggrada nell’ammirazione artistica e certamente, non vi è nulla di male nella libera interpretazione, sebbene l’approccio percettivo dovrebbe condurre a un’esperienza neutrale e non a una meccanica replica del microcosmo dell’osservatore.
La questione non è il guardare in sé, l’occhio e i suoi connessi, ma piuttosto l’interruzione dell’interpretazione del vedere, ossia il pre-concetto, il pre-giudizio, il riflesso incondizionato.

Quanti anni ci vorranno prima che l’individuo possa essere talmente presente a se stesso da osservare accadimenti, persone, fiori, opere… nella propria interezza, essenza, realtà, verità, senza interpretazioni fuorvianti? Tanti anni, quanti sono necessari a creare l’organo: la coscienza immaginativa consapevole e proprio perché quest’apparato non è ancora perfezionato, che l’arte oggettiva è difficile a farsi e a intendersi.

La limpida percezione è un seme in divenire.

Mya Lurgo

Living Fulcrum, pittura tecnica mista, LED, ø 300cm, 2020.

 

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