La ricerca di Mya Lurgo, tuttora in corso, ha maturato una propria visione creativa: l’acentrismo. Il movimento prende forma sia nei concetti, scritti e depositati presso la Biblioteca Nazionale Svizzera (Mya Lurgo, Acentrismo: dal sogno dell'ego alla divina realtà. Manifesto d'arte e spiritualità senza circonferenze, Lecco, Bellati Editore, 2007) che nell’arte acentrica delle opere. L’Immateriale di Yves Klein e l'introduzione dello spirituale nell’arte sono stati leva per realizzare un processo tecnico suddiviso in quattro fasi. Il termine a-centr-ismo sta a significare assenza di un nucleo centrale e assenza di “-ismi” (con uguale significato di “classificazione”) accentratori.

Téchne acentrica

Questo processo detrattivo nella prima fase è il grattage dell’opera sino alla vergine tela e concettualmente il reset di ogni nozione preconfezionata. Sono anni di lavoro su di sé, dove le opere stesse perdono consistenza per favorire il vuoto essenziale. Nella seconda fase, quando il surplus è rimosso, lo spazio si riempie di luce, bagliori di coscienza che conducono a immaginazioni tra le righe della materia sino a produrre Light Art, opere tipo i Vetrini, dove tutto ruota intorno all’impermanenza. La terza fase è l’incontro con l’Immateriale attraverso la Digital Art, dove l’opera esiste nella propria virtualità e l’operazione interiore, per lo sviluppo dei propri strumenti sensibili, si lega proporzionalmente allo sviluppo delle virtù dell’artista. Nella quarta fase, l’arte acentrica si fa oggettiva e le opere assumono connotazioni tali da produrre nel fruitore sempre la medesima, specifica sensazione, come se la creatività espressa fosse un medium per offrire una precisa nota emozionale. L’artista non crea per lasciare libera interpretazione, l’artista offre un servizio.

Out of the Blue

Il passaggio dalle quattro fasi acentriche alla successiva manifestazione Out of the Blue è una sorta di ricapitolazione, dalla quale è possibile far emergere una nuova forma di comunicazione artistica per implementare il concetto di “arte sacra”. L’acentrismo e la conseguente arte acentrica nelle proprie quattro fasi esercitano di fatto, una progressiva riduzione della zavorra egocentrica/egoista/egotista dell’esistenza permettendo la realizzazione, intesa quale azione reale, autentica, non subordinata al corredo acquisito o alle problematiche psicologiche. L’artista si predispone a rendere la propria vita strumento quotidiano, veicolo neutrale atto a collegarsi, allinearsi e stabilizzarsi al senza centro e senza circonferenze. In questa resa – ritorno al Mittente – vi è un’offerta di sé, cosciente, totale e incondizionata: “all’Immateriale dedico tutto”. In quest’intento è possibile perdere il contatto con il “sistema dell’arte”, perché ciò che si va a offrire non è spesso richiesto dall’attuale circuito di mercato, ma l’arte non è un mestiere, è una vocazione e un’invocazione verticale. Dispensare immagini o immaginazioni è una responsabilità.

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Mya Lurgo, Schema acentrico