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La Fondazione Lac o Le Mon, centro per la ricerca e la sperimentazione artistica, anche quest’anno apre le porte per accogliere condivisioni di conoscenze ed esperienze: tempi e desideri, cibi e pratiche, pensieri e luoghi. Il ciclo di incontri dal titolo Estetica dell’Impercepibile è a cura di Emilio Fantin che dopo le esperienze del 2017 sul rapporto tra ragione e intuizione e del 2018 sul tema dell’ascolto, continua l’indagine delle forme estetiche del terzo millennio.

Dal 19 al 21 agosto sarò invitata anche io a raccontare il mio percorso di studio e sperimentazione sull’arte oggettiva (per ulteriori info è possibile visitare la pagina di Wikipedia dedicata, in aggiunta a quella di Georges Ivanovič Gurdjieff) e in questi incontri realizzerò la performance La persistente inFormazione determina la forma.
Al pubblico sarà presentato l’archetipo dell’opera attraverso una meditazione particolare, con lo scopo di condurre i partecipanti all’intuizione dell’intento artistico, dopodiché sarà resa visibile la forma, l’opera dipinta su tela.

Performance di Mya Lurgo, Giovanna Galimberti e Nadia Radici, Tra le parvenze fallaci, come una folgore. SENSIBILE È LA CHIARA LUCE, 2018.

Il progetto di arte oggettiva e l’ideazione della prima performance Tra le parvenze fallaci, come una folgore. SENSIBILE È LA CHIARA LUCE nasce dall’incontro con l’arte del movimento di Giovanna Galimberti e l’impulso acentrico di Mya Lurgo, entrambe coese e affascinate dalla possibilità di sviluppare un modus operandi in grado di condurre il pubblico a una percezione neutrale, svincolata dal reticolo del passato, dal delirio ottico e dal giogo attrattivo-repulsivo-indifferente.

© Fondazione Lac o Le Mon, dettaglio della sede Casa Cafauscia.

 

La Fondazione Lac o Le Mon

La sede della Fondazione, la Casa Cafausica dove si svolgeranno le attività, è un suggestivo grande casale dell’inizio del Novecento, di altissima qualità costruttiva, rimasto sostanzialmente integro dal momento della sua edificazione. La Casa è circondata da un ampio parco di circa due ettari con alberi di alto fusto, ulivi e alberi da frutta, ed è affiancata da un hortus conclusus con agrumeto. Casa e parco costituiscono il sito ideale per la creazione di “comunità temporanee” che possano proporre pratiche conoscitive e condividere progetti artistici, e insieme sperimentare forme di vita che non rispondano né alla logica produttivistica né a quella della vacanza, né all’efficientismo né all’inerzia, ma che siano invece basate sulla circolazione di saperi, risorse, attitudini, abilità.
Le caratteristiche del luogo sono tali per cui il periodo di residenza sarà caratterizzato da forme di attenzione e cura verso la casa e verso il parco: siamo infatti convinti dell’importanza di operare un tentativo di integrazione tra conoscenze e pratiche che si stanno scambiando e luoghi che si stanno abitando insieme. La Casa Cafausica è un edificio a quasi integrale auto-sostenibilità energetica: questo rappresenta, per la Fondazione Lac o Le Mon, un punto fondamentale, di grande importanza anche formativa, e quindi un impegno che chiediamo a tutti gli ospiti di condividere con noi, in particolare per quanto riguarda l’uso di acqua ed elettricità.

 

La curatela

Emilio Fantin è un artista italiano, nato a Bassano del Grappa il 22 maggio 1954. Vive e lavora a Bologna.
La creazione e l’osservazione delle relazioni interpersonali nel loro aspetto più intimo, silenzioso e misterioso sono alla base della pratica artistica di Emilio, che si rivela soprattutto nella dimensione notturna libera dai condizionamenti di immagini e suoni precostituiti. Crea spazi e situazioni in cui invita a condividere l’area non geografica del sonno e del sogno, un’area in cui si generano dinamiche intense di relazione e di scambio. I suoi lavori mettono in comunicazione persone, fatti e situazioni.

Tra il 1988 e il 1990 realizza la serie Strappi parti di superfici diverse asportate da muri esteri o interni di edifici e case, provenienti da località italiane ed europee, queste opere derivano da riflessioni concettuali e da studi di logica.
Nel 1992 con Trekking organizza un progetto, un’escursione in montagna per cento persone, comprendenti anche artisti e critici, con l’intento ci modificare i rapporti comunicativi nell’arte e il ruolo del pubblico. L’iniziativa è stata finanziata attraverso la vendita di zaini contenenti cinque opere degli artisti partecipanti. Dello stesso anno è Arrivederci Roma, decontestualizza lo spazio della galleria chiedendo a una hostess di presentare tre tipi di viaggio: uno in aereo a New York, uno in treno per una città europea, e uno notturno in taxi.
Alla Biennale di Venezia del 1993 partecipa con Pass, destinato agli addetti ai lavori.
Nel 1994 installa e progetta Atto di Assenza per la fiera di Basilea, si tratta di una chaise-longue protetta da un paravento fornita di mascherina e occhiali, offerta a chiunque volesse prendersi una pausa dalla visita della fiera. Altre opere, fanno riferimento alla pausa, al riposo e allo stato mentale, come: Una Pausa del 1990, in cui scrive la parola su un muro e la sua lettura è di per sé esplicativa; Il Modo e Pensare, Volere, Sentire del 1996, opere composte rispettivamente da dodici e da tre sedie a sdraio.
Nel 1995 realizza Ponte, installazione in cui compaiono solo le scale di accesso senza il corpo centrale del ponte, quest’ultimo perde la sua funzione e le scale incorniciano un’assenza.
Dedicati alla comunicazione e al tempo sono le opere Sogno del 1996, singoli racconti di sogni che Fantin commissiona ad alcune persone trasmesse in una mostra, e Privato del 1997, due voci che parlano al telefono, a chiamare è l’artista mentre fa squillare il telefono durante una mostra collettiva. Autoritratto del 1999, fotografia scattata davanti a uno specchio, è un’introspezione intima tra sé e sé.
Nei primi anni del 2000 Fantin crea spazi e situazioni in cui invita a condividere l’area non geografica del sonno e del sogno nel lavoro “Astrale”, un’area in cui si generano dinamiche d’incontro e di scambio intense, ignorate o trascurate da scienze e saperi tipicamente diurni.

In seguito l’artista ha organizzato workshop dedicati al rapporto tra arte e natura, ideando percorsi e realizzando opere utili alla rivalorizzazione di aree verdi, per riaffermare il legame tra l’uomo e i luoghi naturali. Ne sono un esempio le opere collettive e i progetti realizzati nell’ambito di “Percorsi Arte e Natura”: nel 2010 ha progettato il Pollaio Smeraldi nel parco di Villa Smeraldi a Bologna e nel 2011 sempre nello stesso parco l’artista ha diretto la creazione di una serie di attività volte alla fabbricazione di opere di valore estetico e di servizi, realizzati artigianalmente, per migliorare il parco, in particolare l’area riservata ai più piccoli.

 

 

Fondazione Lac o Le Mon
Estate / Summer 2019
Via Cavallino 19,
San Cesario di Lecce 73016, Italy
www.lacolemon.wordpress.com