29.11.2016 | Ricerca: risOrto e S.confiNato

La ricerca sul tema borderline, sviluppata sotto l’egida del motto “mOrto e risOrto dall’Orto dell’abOrto” per la serie Out of the Blue_BLOOMING, sta sfociando in una successione di opere non previste così a vasto raggio, ma certamente benvenute. L’occhio di coscienza è vigile a tutti i segnali e la scrittura anagogica sui volumi The Golden Book prosegue a pieno ritmo, portando insegnamento e luce sugli aspetti più sottili, come il lato oscuro.

Lato ombroso: all’ombra della Luce. Lato che si deforma e s’incarna per essere svelato, sviscerato, redento. È la natura selvaggia dell’essere… istinto… passione… elucubrazioni intestine… vitalità repressa e resa schiava dal bisogno compulsivo, non focalizzato.
Siamo fatti di bisogni primari che cercano soddisfazione.
L’equilibrio di questie mai l’abuso, sazia.
Ogni forma di consumo
senza presa di coscienza sul movente
è deleteria e insana

[consumo, consumare distruggere, ridurre al nulla mediante l’uso o utilizzazione per determinati fini o bisogni]

Nel consumo c’è morte sperpero ansia mancanza
Riempirsi bulemicamente
consumandone le ragioni
ci rende vuoti a perdere
Il lato oscuro è ciò che richiama il consumo di tutto, tutti indiscriminatamente
perché se vi fosse l’Osservatore, la Presenza, la Luce, la Coscienza
non vi sarebbe movente e volontà per consumare
ma solo uso sensato, condivisione, rispetto, senso di sazietà
Il lato ombroso va vissuto per quello che è
un lato viscerale da assecondare in giusta misura
(cibo sonno sesso)
convincendoci che l’idea che abbiamo di felicità
è solo appagamento sensoriale
e non beatitudine, gioia traboccante
Non c’è cibo che sazierà per sempre
Non c’è donna/uomo che basterà/completerà per sempre
La nostra natura è S.confiNata
ma confinata al mantenimento del corpo senza renderlo divino.
La fame d’amore non si placa con il cibo. Bisogna chiudere il frigorifero dal gelo delle proprie relazioni/reazioni.
Sciogliere, sciogliersi come neve al Sole questo va immaginato e portato dentro di sé.
Controllare la propria indole.
Non cedere a terzi il potere, il TeLeComando per far scatenare
labbbestia”, il lato oscuro, l’istinto di sopravvivenza.
Imparare a distinguere quando siamo in pericolo e quando ci sentiamo in pericolo, senza motivo apparente.
(The Golden Book VII)

A questo punto della ricerca dedicata “ai non abortiti”, mi chiedo se il border:
chi vive tra Terra e Cielo, in SOSpeso, non abortito per grazia ricevuta, ma nemmeno galvanizzato nel venire al mondo, perché nel grembo materno – habitat di sviluppo della vita – ha covato in sé per un lasso di tempo X, la paura della morte per interruzione di gravidanza non abbia assunto in sé la fallace combinazione che “vivere fa morire”. Io lo credo, soprattutto pensando al liquido amniotico, “amnios”, come a un potente conduttore della corrente emozionale comunicazione-comunione-madre-feto.
“…Amnios, ricco di silicio, portatore della funzione sensoriale. È come un’antenna che veicola tutti i processi formativi che dalla periferia vanno al centro”. (Luce e Ombre nel concepimento, Corso di Formazione in Medicina Antroposofica)

Ogni essere umano sa, che vivere conduce un passo alla volta alla morte prima o poi. Morte vissuta come fine di un viaggio, atto conclusivo per eccellenza; non morte come presenza affossante di ogni vissuto bello, buono e giusto.
Un tempo per morire e un tempo per vivere. Il border a mio avviso non ha questa scissione ben presente, manca di una e:

Spazio per Vivere e Tempo per Morire

Non più un tutt’uno, bensì due parti distinte e congruenti, tenute insieme da una congiunzione capace di affermare quell’anelito, quell’ampiezza di respiro chiamata Vita. La “e” che immagino nella mia opera “esseressenziale” rappresenta lo SpazioTempo sostanziale a viversi nel qui-ora senza implodere-esplodere, dando adito a quei (bi)sogni viscerali che premono per essere com-presi, portati con sé coscientemente.
La E è il suono terrestre che proviene dal pianeta Marte. La E è orizzontale nella laringe, cioè gli organi vocali si mettono in orizzontale per pronunciarla. Rappresenta la capacità di distanziarsi, di osservare e percepire con chiarezza. È il movimento da sé verso il mondo, che difende con forza i valori interni. (G. Galimberti-Casarin, Euritmista)

Mya Lurgo, esseressenziale, arte digitale per light box 100x100 cm, 2016

Il border invece mette in atto entrambi i tempi simultaneamente e l’auto-sabotaggio diventa la regola, generalmente inconscia e automatica per abortire, far fallire e naufragare il buon tempo per vivere, perché quando va tutto bene, la minaccia di vivere è alle stelle, poiché coincide con la possibilità di morirne.
L’iniziale dubbio materno:

• “Sono incinta, non posso/voglio tenerlo” (detto in sintesi)
quest’incertezza protratta nel tempo – tre mesi sono 1/3 della gravidanza – alimenta il paradosso “vivere fa morire” e genera un vuoto, un’assenza e una mancanza esistenziale che consuma e affossa l’esistenza d’inquietudini, allarmismi, comportamenti apparentemente insensati e fuori dal luogo comune.

Lo stato d’allerta continuo, quello che sovraccarica le surrenali stressandole d’interpretazioni, paure, insoddisfazioni croniche (anedonia) è la personalità (dal latino, persona = maschera) border: un modus vivendi nel quale il lato oscuro, la bestia, l’istinto di sopravvivenza, il Mr Hide, vive esausto in superficie, a fior di pelle, ogni giorno esposto alla luce del sole e alle immancabili incomprensioni, giustificazioni, incongruenze, difese che diventano attacchi, boicottaggi, espedienti per convivere con la quotidiana paura di morire.
Il border ha sì un disturbo della personalità, ma solo perché non ha ancora optato se vivere o morire. In gravidanza questa decisione è toccata alla madre, la quale alla fin fine ha preferito la vita; da adulti, spetta “ai non abortiti” dare la risposta definitiva, ammesso e non concesso, che si possa scegliere consciamente di morire, ma qui la questione diventa valida per tutti noi, mica solo per il border…
Vedi, oggi pongo davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione… tu sceglierai la vita” (Deuteronomio, 30.15)

Forse giova sapere che questa sfida (sfiga) di nascita è un preciso filtro evolutivo nel gioco (giogo) dell’esistenza, una “maya-illusione-ossessione”, che attua il processo/progresso dell’anima a forza di stressor: agenti stressanti che inducono cambiamento.
Ma cos’è questa paura di morire che non permette di vivere?

… la paura di morire è un’ansia da prestazione
perché mentre la tua morte è in atto tu fai e sei
la paura è di chi resta a guardare
ignorante e impotente
morire è un passaggio come vivere
(venire al mondo, concepimento)
la vita che sei non è limitata a questi due momenti
la paura di vivere
è l’ansia di non saper incarnare così tanta vita così tanto cielo così tanto amore
è un blocco espressivo duro a morire
ma parte integrante di un programma evolutivo
Incarnarsi è portare nel qui e ora
solo un pezzetto di quell’infinito e questo fa sentire morti
chiusi costretti soffocati ridotti ai minimi termini: m-o-r-t-i

Perché il border si riduce ancora di più?
Perché spera di morire per tornare a vivere… amplificato

È possibile cancellare dalla memoria cellulare l’inFormazione “vivere fa morire”?
Le cellule sono vive e ricettive
a quello che pensi senti e fai
Per accedere alle cellule occorre il processo inverso (morire fa vivere)
fai “come se”
sentiti “come se”
pensati “come se”
registra questo nuovo modus vivendi
e loro (le cellule) saranno già al tuo servizio
…ogni cellula del corpo ha un proprio contenuto di memoria
al quale si può accedere per imparare la lezione e consentirne il rilascio

Come posso creare un’opera che susciti la volontà di riemergere dalle acque salate del parto?
In primis occorre morire
idealmente
spegnere il respiro la volontà il pensiero la voce
resta senza respirare finché non sopraggiunge lo spasimo e allora esplodi/emergi dalle acque e torna a Casa…
… in questa sospensione d’aria sei stato concepito*
qui non c’è né pensiero né volontà
quando non puoi più resistere
e solo vivere diventa essenziale
emergi verso l’alto e risorgi dalle acque del parto
nuovo, lavato, medicato…
qui sei eterno, ora sei presenza viva…
Fare questo nel corpo ti libererà da ogni costrizione
La paura di morire non sarà più confusa
con la paure di vivere confinati
(The Golden Book VII)

* I fenomeni generali dell’orgasmo sono contrassegnati da apnea, da revulsione dei globi oculari e da uno stato di estasi che può giungere sino ad un fugace obnubilamento della coscienza. (Enciclopedia Medica Italiana, Vol. 4)

Con questa domanda prende forma:

• il progetto Renaissance Cell, installazione immersiva accompagnata dalla meditArt RisOrto e S.confiNato per la serie Out of the Blue: BLOOMING
• la video installazione TempOZeroEvidenziare OZ richiama alla memoria la storia del Mago di Oz? Un racconto allegorico del cammino dell’anima verso l’illuminazione: la Yellow Brick Road.
Nel Buddismo lo stesso concetto è indicato come il Sentiero d’oro.

Riavvolgere l’esperienza vita è il conosci te stesso
prima durante e dopo
Qui il tempo collassa perché è al di là di se stesso
e lo spazio si dilata all’infinto…

Rivivere a ritroso i punti salienti della vita non è solo “di testa”
vi partecipa tutto il corpo, tutti i livelli
Raggiungere il grembo materno ed esprimere le impressioni ricevute è un’altra tappa per portarsi in linea (del tempo)
con il concepimento. Qui siamo in uno SpazioTempo in divenire
una configurazione fluttuante tra materia e spirito
materiale e immateriale
Nell’apice del concepimento vi è assenza di respiro e convulsione
quando i genitori non sanno quello che fanno:
quando si approcciano alla creAzione con passione, pathos
senza pensare* che il veicolo che stanno fornendo
grazie a questa “distrazione”
sarà manchevole, nel senso che avrà una consistenza inadatta a una grande anima, a meno che questa, non accetti comunque di buon grado, ma certo non senza sforzo e sacrificio.
Questo pathos viene trasmesso al veicolo del nascituro che si vedrà costretto, suo malgrado, a elaborarlo:
un quid energetico che produrrà circo-stanze
sino alla completa comprensione.

L’uso della cella (Renaissance)
e la retrospezione fino al momento del concepimento conduce
fuori dalla logica del TempoSpazio.
Conduce in un prima primordiale
attraverso la medesima pausa respiratoria:
la medesima morte che si è ricevuta nascendo
(essendo stati concepiti così)
L’emersione dalle acque salate del concepimento, più che del parto, consente di riconnettersi con le Gerarchie Creatrici
e stabilire una nuova volontà: il tuo libero arbitrio.

* vi è un riferimento all’incapacità di riproduzione tramite “immacolata concenzione”. Non una verginità a oltranza, ma un’incapacità di generare, progettare una nuova vita con occhio di coscienza, presenti a se stessi, al partner, all’essere in arrivo.

Una creAzione di puro intento. I genitori “saggi” che concepiscono senza pathos forniscono un veicolo privo di vizi: non viziato dai sette demoni (7 vizi capitaliche contaminano la natura umana per consentirle di evolversi.